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Consumo di informazione in Italia
Agcom: ruolo da protagonisti per internet e social media

19/02/2018

L’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni ha presentato il “Rapporto sul consumo di informazione” degli italiani, un documento che scandaglia e descrive le abitudini dei cittadini nell’accesso quotidiano ai mezzi di informazione.
Il Rapporto parte dal presupposto che la relazione tra individuo e media costituisca il prerequisito essenziale dell’accesso all’informazione, e sottolinea come l’affermarsi dei media digitali stia producendo una tendenza alla cross-medialità informativa. Una tendenza che è ormai irrinunciabile per molti e che sembra legata soprattutto all’abbattimento dei tempi di consultazione delle fonti.



Si delinea quindi una propensione alla ricerca spacchettata e non lineare del prodotto informativo; ciò favorisce l’affiancamento (o addirittura il superamento) dei nuovi media rispetto a quelli tradizionali, e la conseguente proliferazione di nuovi modelli di business. Il Rapporto Agcom dimostra infatti come, nonostante la televisione costituisca ancora il primo veicolo dell’informazione (90% degli italiani), la rete internet stia sensibilmente accorciando le distanze (70% dei cittadini).
Inoltre, l’accentuata tendenza a fruire di più mezzi di comunicazione (cross-medialità) sembra legarsi saldamente a una certa simultaneità nell’uso di tali mezzi (multitasking).
Si tratta di un binomio che, secondo l’Agcom, può avere risvolti positivi. Infatti, la consultazione abituale e contemporanea di un ampio ventaglio di fonti è certamente apprezzabile in ottica pluralismo, favorendo peraltro la personalizzazione dell’offerta informativa (testimoniata dalla ormai collaudata presenza sui social media delle testate giornalistiche professionistiche).      



Tuttavia, il rovescio della medaglia è rappresentato dalle crescenti superficialità e frammentarietà che caratterizzano l’acquisizione delle notizie. Proprio su quest’ultimo punto il Report esprime la preoccupazione che un utilizzo distratto dei nuovi media possa acuire il diffondersi delle cosiddette “fake news”, fenomeno patologico dell’informazione online.        
Restando nel settore digitale, il Rapporto indica poi come sia sempre più consistente la percentuale di cittadini che si informa tramite i social network, le app e gli aggregatori di notizie. Questo fenomeno comporta due osservazioni. In primo luogo, la crescita dei social network e dei motori di ricerca accende i riflettori sugli algoritmi da essi utilizzati nella prioritizazion dei contenuti: le piattaforme digitali agiscono infatti da filtro, da intermediario tra il cittadino e la notizia, ma i parametri sottostanti agli algoritmi non sempre vertono sull’affidabilità o sulla credibilità delle fonti informative; questo potrebbe condurre a effetti distorsivi nella ricerca e nella fruizione dell’informazione. In secondo luogo, sui social media si può notare una certa commistione tra “hard news” (es. notizia di attualità, politica, ecc.) e “soft news” (es. gossip), legata soprattutto all’esplosione dei video e delle video dirette. Ne consegue un serio rischio di confusione circa l’attendibilità delle notizie, a detrimento della qualità dell’informazione. Si tratta però di un pericolo mitigato dal fatto che soltanto il 24% della popolazione sembra ritenere i social network come un’affidabile fonte di informazione. 
Nel concludere la propria analisi, l’Agcom si preoccupa infine di tracciare le coordinate generazionali dell’informazione online. Nel Report si può osservare una relazione inversa tra età e accesso alla notizia digitale: le percentuali di chi si informa su internet sono infatti molto elevate tra i “Millennials” e tra gli appartenenti alla “Generation X” (oltre l’80%), mentre calano lievemente tra i “Boomers” (circa il 75%), fino a dimezzarsi tra i “Matures” (37,5%).


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