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Report 2019 sullo stato delle violazioni dei diritti di proprietà intellettuale
L’EUIPO fa il punto sul ruolo degli IPRs nel sistema economico europeo e sulla lotta alla contraffazione

13/06/2019

L’European Union Intellectual Property Office (EUIPO), attraverso il proprio Osservatorio, ha recentemente reso noti i risultati delle ricerche svolte nel corso degli ultimi anni sulla portata e sulle conseguenze della violazione dei diritti di proprietà intellettuale.        

Nell’inquadrare lo stato degli IPRs in Europa, il Report dà conto non soltanto del valore della proprietà intellettuale per le imprese (anche con riferimento ai profili di occupazione e di crescita tecnologica), ma anche della percezione di tali diritti nella relazione tra impresa e consumatore, dei principali profili di violazione dei diritti e delle loro conseguenze (economiche e non), nonché infine degli strumenti più utili per combattere la contraffazione.          

Di seguito, una sintesi delle principali tematiche affrontate dall’EUIPO.



1. Il valore economico della proprietà intellettuale in Europa     
L’affermazione secondo cui la proprietà intellettuale ha assunto un ruolo determinante nel sistema economico europeo trova conforto nei numeri: si stima infatti che le industrie ad alta intensità di IPRs rappresentino, allo stato, circa il 42% del PIL continentale, e occupino circa il 28% della forza lavoro.

Per quanto riguarda il PIL, in particolare, la forza trainante è il marchio, il cui utilizzo favorisce le imprese nel connotare e identificare la propria offerta di prodotti e servizi in un’industria sempre più sovraffollata. Su altro versante, risulta significativo anche il contributo dei brevetti e del design industriale, mentre il diritto d’autore, le indicazioni geografiche e le varietà vegetali sono relegate a un ruolo marginale.    



Stando ai dati dell’EUIPO, la proprietà intellettuale fa la differenza anche sotto il profilo occupazionale, con le retribuzioni che risultano essere significativamente migliori nei settori ad alta intensità IPRs (+46%).

Infine, anche il dato proveniente dall’universo PMI va a comprovare l’assunto professato dal Report: le piccole e medie imprese che posseggono brevetti, marchi o altri IPRs crescono infatti a un ritmo più veloce delle altre, e tra queste prevalgono in particolare le aziende che puntano su titoli di proprietà industriale di livello europeo, invece che nazionale.         

2. Le ragioni e le tendenze del mercato della contraffazione      
I profili contraffattivi descritti dal Report risultano in costante evoluzione, sia per le tecnologie impiegate sia per gli aspetti logistici collegati all’attività illecita. I canali distributivi di contenuti illeciti, per esempio, si ampliano inglobando il fenomeno digitale: “online marketplaces are increasingly becoming an important source of income for criminal groups engaged in the sale of both counterfeit products and pirated digital content (such as films, TV, music, e-books and games)”.

La piattaforma internet, che ha l’indubbio merito di aver creato nuovi business model del tutto leciti, risulta però molto utilizzata anche a fini contraffattivi; ciò non soltanto per l’ubiquità della rete e per l’ovvia maggior semplicità nella distribuzione dei contenuti illeciti digitali, ma anche in ragione del meccanismo indiretto delle revenues pubblicitarie. Non a caso, l’online advertising, anche per via dei complessi meccanismi che lo governano, comporta sovente una paradossale associazione tra i siti web ‘pirata’ e le pubblicità di brand legittimi e affermati: “forty-six from the top 100 global companies” afferma l’EUIPO, “were found to have at least one brand advertised on an infringing website”.     

Quest’ultima circostanza da un lato rischia di avere una funzione legittimante del sito pirata, e dall’altro può creare fraintendimenti circa il reale rapporto tra sito web e marchio pubblicizzato, apportando in entrambi i casi un danno di immagine al brand e all’impresa. 
           
Del resto, la sfera percettiva della contraffazione, almeno lato domanda, non restituisce un quadro incoraggiante. Circa 1/3 degli utenti ritiene infatti accettabile acquistare prodotti contraffatti quando il prezzo del prodotto originale risulta troppo elevato, e la contraffazione in sé sembra essere un fenomeno tollerato soprattutto in ambiente digitale: stando al Report, il 52% dei consumatori che scaricano illegalmente (soprattutto giovani) fruiscono anche di contenuti legalmente acquistati; ciò sembra evidenzia che, almeno online, il problema possa non essere solo il prezzo, ma anche l’eventuale irreperibilità ‘legale’ di un determinato contenuto.        

Ad ogni modo, la già citata diversificazione del fenomeno contraffattivo non attiene ai soli beni digitali. Per quanto riguarda le merci ‘fisiche’, infatti, se inizialmente le attività illecite si sono concentrate soprattutto sui beni di lusso, col tempo la contraffazione si è estesa anche ai prodotti di uso quotidiano, come quelli per l’igiene personale e i detersivi. Tra i fattori di questo ampliamento si segnalano, in particolare, soluzioni produttive caratterizzate da bassi costi ed alta tecnologia.

Tuttavia, non sono soltanto le ragioni legate ai risibili investimenti produttivi della contraffazione o gli alti returns on investments ad incentivare il fenomeno; secondo il Report, anche le ridotte sanzioni per la violazione degli IPRs, in confronto a quanto previsto per altre tipologie di traffici illeciti, rendono il settore particolarmente attrattivo per la criminalità.         

3. Conseguenze della violazione dei diritti di proprietà intellettuale      
Come è naturale, i danni derivanti dalla contraffazione attengono in primo luogo alla sfera economica. All’interno delle undici categorie considerate dal Report – le quali spaziano dagli smartphone all’abbigliamento – si registrano perdite dirette stimate in 56 miliardi di Euro, che salgono a 92 miliardi se si considerano anche gli effetti indiretti provocati su ambiti merceologici attigui. Il calo di vendite dei prodotti tutelati si attesta peraltro su una media europea del -7,4%, con i cosmetici e i pesticidi tra i prodotti più colpiti.

L’effetto economico negativo della violazione degli IPRs in Europa – che si riversa innanzitutto sulle imprese – tocca inoltre sia l’impiego, con circa 468 mila posti di lavoro persi, sia i conti pubblici, con circa 16 miliardi di Euro di mancati introiti tra tasse e contributi previdenziali.       

Per quel che interessa specificamente l’Italia, poi, la situazione appare lievemente più preoccupante rispetto alla media europea. In particolare, le vendite annuali perse a causa della contraffazione si attestano su un 10,1% (pari a circa 10,5 miliardi di Euro), mentre i posti di lavoro persi sono circa 77 mila, pari al 16% del totale continentale. I settori più colpiti, nel nostro paese, risultano essere quelli dell’abbigliamento (-13,7%) e degli smartphone (-15,4%).            

Anche le conseguenze non strettamente economiche dell’infringement sono comunque da tenere in debita considerazione. Sul punto, emerge innanzitutto il profilo della salute e della sicurezza dei cittadini: sottolinea il Report, infatti, che i prodotti contraffatti contengono spesso sostanze o materiali nocivi.       

Con specifico riferimento al download illegale, peraltro, viene in considerazione anche un ulteriore rischio per l’utente, e cioè la sua riservatezza, siccome numerosi siti internet che mettono a disposizione contenuti tutelati dal diritto d’autore finiscono col distribuire anche malware e unwanted programs all’insaputa dell’utente stesso. “These programs” afferma il Report, “use deceptive techniques and social engineering […] to trick end-users into disclosing thei sensitive information”.

4. Prospettive della lotta alla contraffazione        
A fronte di un panorama in evoluzione del fenomeno contraffattivo, la parte conclusiva del Report non si limita a dare conto dei principali interventi delle Autorità nella lotta alle violazioni degli IPRs, ma intende soprattutto offrire una panoramica degli strumenti di enforcement della proprietà intellettuale, così come alcuni spunti in tema di sensibilizzazione e di educazione del consumatore: un primo mattone per costruire una più solida tutela dei diritti di proprietà industriale.      

In particolare, l’EUIPO ricorda la recente creazione del portale unico “IP Enforcement Portal EUIPO”, un database dove i titolari di IPRs potranno caricare una serie di informazioni e dettagli sui propri prodotti, in grado di agevolare le Autorità nell’identificazione delle merci contraffatte. L’intento programmatico del lavoro, infine, emerge soprattutto nell’intenzione, da parte dell’EUIPO, di organizzare workshop periodici di sensibilizzazione sul tema della proprietà intellettuale, con l’obiettivo di coinvolgere soprattutto i giovani in discussioni che favoriscano l’engagement su creatività e innovazione e sull’importanza di rispettare gli IPRs.


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Ulteriori informazioni: link al sito EUIPO; report scaricabile in PDF.

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